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Corriere della Sera, 6 marzo 2015

Dall’avanguardia alla transavanguardia tra idea e materia

 

Dalla sua casa di via Teulié, a Milano, con opere di Duchamp e Breton alle pareti, uscivano fantocci fatti di carta, merletti, stoffe e cinturoni: l?avvocato patafisico Enrico Baj ritraeva l?immaginario. Dame con nasi-parallelepipedo e Generali con coccarde eccentriche. Intanto, il carnefice Lucio Fontana torturava la tela con colpi netti come rasoiate, Piero Manzoni metteva robe in scatola e Chia, Clemente, Cucchi e De Maria facevano nascere dalla materia spessa racconti onirici. Archetipi e ambasce, esperimenti e sofismi in mostra: da Ab Arte, vicolo San Nicola, ha appena inaugurato Dalle avanguardie alla transavanguardia (fino al 24 aprile). Artisti che leggono Calvino e Perec e pensano l?arte come pratica mentale, priva di realismo: si concentrano sulla dimensione logico-sintattica dell?opera, elogiano l?inconscio, l?antiminimalismo, l?impulso barbarico. La transavanguardia è stata l?ultima avanguardia possibile. In galleria, esponenti dell?una e dell?altra parte: oltre a Baj, Chia, Manzoni e Fontana, Giuseppe Capogrossi, Mario Ceroli, Piero Dorazio, Giuseppe Migneco, Ennio Morlotti, Bruno Munari e parecchi altri. Dal testo critico di Andrea Barretta: la mostra «è un?occasione unica per il pubblico di scoprire il rapporto di attenzione in una sorta di vasi comunicanti tra temi archetipi e suggestioni formali nell?idealismo di quegli anni».

Alessandra Troncana

 

Corriere della Sera, 1 maggio 2014

Le inquietudini del ‘900 nei colori degli espressionisti

La galleria Ab/arte dedica una mostra alla corrente che sognava la Germania di Brucke e i fauves ma senza fare mai gruppo.

 

Erano usciti da un letto spiumato di pittura. Magnifici armigeri, si trovavano al bar e discutevano di salotti borghesi e di progresso. Sognavano la Germania di Brucke e i fauves, ma non si riunirono mai in un gruppo: gli espressionisti italiani gridavano con i pennelli, da soli. Non avevano bisogno di un manifesto o di una capitale per la loro pittura che ansima al di là delle paratie e si nutre di una pasta scossa dalla Guerra. Al movimento del primo Novecento, la galleria Ab/arte (vicolo San Nicola, 6) dedica la mostra L’inquietudine nell’espressionismo italiano, allestita fino al 7 giugno e curata da Andrea Barretta (dal giovedì al sabato; informazioni sul sito abarte.it). Una ventina di nomi in tutto: Ernesto Treccani, Gabriele Mucchi, Domenico Cantatore, Aligi Sassu, Mino Maccari, Sandro Chia, Emilio Vedova, Corrado Cagli, Virgilio Guidi e via dicendo. Un’arte anarchica e utopica, allergica a regole estetiche o formali, brandita come una baionetta da pittori che esigevano un ruolo nella res pubblica trafitta dalle bombe. Graffi tonanti, tele irrorate con impeto demiurgico, segni gettati e neri, turbolenti, che attingono alle Avanguardie ma tentano di superarle, in un’indagine sempre autonoma. Gli esiti sono diversi, ma l’intento ha un’origine identica per tutti: se l’arte non può provocare la rinascita del mondo, fuori dallo spazio e dal tempo, allora non è niente, è morta. L’unica strada: assorbire l’inquietudine del Novecento e intingerla di colore.

Alessandra Troncana

 

Corriere della Sera 21 febbraio 2014

Baj e Guttuso, un confronto tra fantasia e realtà

 

Antibellicista, lo chiamava Dino Buzzati. Di certo era un avvocato e un patafisico, un pittore e uno scenografo, un poeta e un rivoluzionario. Gli piacevano i collage, gli ultracorpi e le provocazioni, detestava i critici e qualsiasi conformismo stilistico. Enrico Baj (1924-2003) diceva di dipingere l?immaginario. Cercava l?uomo nell?atomo e nelle sue cariche elettrice, ritraeva Dame con nasi a forma di parallelepipedo e Generali che si puntavano al petto medaglie e vistose coccarde, simbolo della vana ambizione a domare la storia. Nella sua casa di via Teulié, a Milano, arredata con quadri di Duchamp e Breton, discuteva ogni pomeriggio di arte con Giò Pomodoro e creava personaggi grotteschi fatti di carta, merletti, stoffe e cinturoni. Un giorno del 1986 andò a trovare Renato Guttuso e si mise a dipingere con lui. L?anno successivo i due diedero alle stampe un libro, «Fantasia e realtà» (Rizzoli). Lo spunto per la mostra dedicata ai due artisti allestita da Ab/Arte (vicolo San Nicola, 6; fino al 7 marzo). I collage di Baj e i segni pulsanti, raggrumati in pasta pittorica, di Guttuso, mai retore ma adescatore, coerente ma non immune dal mito mediterraneo di de Chirico, si confrontano in una tenzone per certi aspetti inattesa, e riaccendono con le loro antenne rabdomanti il discorso critico e teoretico. Affinità elettive.

Alessandra Troncana

 

Corriere della Sera, 21 giugno 2013

Strappi di realtà

L’arte iconoclasta di Mimmo Rotella

 

Alla galleria ab/arte di Vicolo San Nicola una retrospettiva dedicata all'artista che si definiva «un poeta epistaltico»

 

L’afflato arriva un giorno del 1953 in piazza del Popolo, a Roma. Mimmo Rotella esce dal suo asfittico studio e guarda il muro.

C’è incollato un manifesto lacerato. Uno choc. «Il nuovo messaggio». Aveva appena deciso il suo addio alla pittura, perché tutto era già stato fatto. Finché non inizia a scippare manifesti, come Jacques Villeglé a Parigi.

Le dive di Hollywood, i feticci del consumismo, brandelli di giornale, Clark Gable e la scatola dei Ritz. I décollage e il Nouveau Réalisme. Il poeta epistaltico, come si definiva con un neologismo scelto per il fascino gutturale, si slega dal senso impoltronito dell'annodare ricordi, cita il dadaismo, inventa un metalinguaggio che è profeta inconsapevole del graffitismo. Per l'artista che al Posta di Cortina beveva solo Marilyn forever con un goccio di Cointreau e in società si spacciava per un dandy senza scrupoli, strappare lembi di carta, contaminarli e renderli «più reali del mito che incarnano» è un gesto iconoclasta, sociale e politico,

«l’unico modo di protestare contro una società che ha perduto il gusto delle trasformazioni favolose».

All’artista di Catanzaro (morto a Milano nel 2006) e ai suoi incantesimi felliniani, Ab arte, in vicolo San Nicola, dedica la mostra «Mimmo Rotella: il décollage e il cinema». 

Alessandra Troncana

 

Corriere della Sera 11 novembre 2016

Dall’Espressionismo a Pistoletto, viaggio nelle avanguardie (e oltre)

 

«Dadavanguardie da neo a post e trans» è la mostra allestita alla Ab/arte fino al 17 dicembre. L’esposizione è aperta in via San Nicola 6, da giovedì a sabato.

 

Giurano che non fu colpa di Picasso: Pablito se ne stava al Café de Flore con una maglia a righe, la sua nuova amante, Dora Maar, e Méret Oppenheim, la musa di Man Ray. Fu lei a dire che qualunque cosa potesse essere rivestita di pelliccia. Quando la signora fece la sua tazzina vestita di lapin, però, la rivoluzione era già iniziata da una ventina d’anni: il movimento più antiborghese della storia era nato il 5 febbraio del 1916 in una sala sul retro del Meitrei Bar presa in affitto da Tristan Tzara e Hugo Ball, con il loro seguito di provocatori.

Poi vennero i quadri trappola, le Gioconde con i baffi e le merde d’artista inscatolate: nel centenario Dada, Ab Arte (vicolo San Nicola, Brescia) ha allestito una mostra che inizia con l’Espressionismo e finisce con Pistoletto.

Dadavanguardie da neo a post e trans (fino al 17 dicembre) «testimonia l’evolversi degli eventi ed è un’occasione unica per il pubblico di scoprire una sorta di vasi comunicanti nell’idealismo di quegli anni legato al progredire della società e che oggi, forse, non supera l’individualismo esaltante che estremizzava tutto - anche l’arte - in una produzione artistica frutto di ambasce affliggenti, viste le attuali retroguardie» come scrive il curatore Andrea Barretta. In mostra, per citare alcuni artisti, Man Ray, Piero Manzoni, Baj, Remo Bianco ma anche De Chirico, Dalì, Guttuso, Munari e César. È un piccolo sunto della storia del Novecento, vista con quadri metafisici, provocazioni, fondali alla dottor Mabuse, concettuale e non arte. Ci sono il dissenso dalla politica, la dissoluzione delle forme, la pittura gestuale e le tenzoni tra gruppi e movimenti. 

Alessandra Troncana

 

Corriere della Sera 17 febbraio 2017

Un Novecento di seduzioni Muse senza veli da Ab/Arte

 

Intorno alla loro vita spesso dissipata, sui loro sofà, nei loro studi e nei loro olio su tela, giravano come falene: mogli, amanti, modelle e prostitute. Ninfe e veneri, Madonne e consumatrici di uomini. L’Eva di Jean Raine e le signore spogliate di ogni malizia di Guillaume Corneille, i nudi distesi di Domenico Cantatore e quelli cubisti di Sergio Fergola, la Gala incapricciata di Dalì (aveva appetiti voraci puntualmente saziati) e i ginecei di Guttuso. Da Ab/Arte, in vicolo San Nicola, Andrea Barretta ha portato le Muse: con «Da Corneille a Guttuso la seduzione nell’arte», la galleria diventa un boudoir in due sale, un luogo pieno di sguardi ammiccanti, corpi di donna abbozzati o descritti senza pudore, visioni amorose. I femminini del Novecento e il loro carico di lusinghe, desideri e rimpianti sono in mostra da domani e fino al 25 marzo tra un erotismo sfacciato o trattenuto, portato sulla tela dalle avanguardie italiane ed europee: ci sono le parigine di Toulouse-Lautrec, i corpi luminosi che inducono facilmente in tentazione di Marco Lodola, le icone pop di Mimmo Rotella e gli amori platonici, drammatici o consumati di Manzù, Morlotti, Civitarese e Cassinari Vettor, per fare qualche nome. Il curatore ha raccolto «compositi linguaggi creativi in un panorama plurale lontano dal naturalismo che domina l’incanto di una sperimentazio ne visiva nelle caratteristiche essenziali del corpo femminile nella storia dell’arte moderna». I canoni di bellezza mutano, vengono stravolti o ignorati, diventano astratti come paesaggi o inseguiti con ossessiva precisione: il potere delle femmes fatales resta intatto e immune a correnti e capricci del momento.

Alessandra Troncana

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Corriere della Sera, 21 giugno 2013. Strappi di realtà . L’arte iconoclasta di Mimmo Rotella. Alla galleria ab/arte di Vicolo San Nicola una retrospettiva dedicata all'artista che si definiva «un poeta epistaltico», a cura di Andrea Barretta.
Corriere della Sera 21 febbraio 2014. Baj e Guttuso, un confronto tra fantasia e realtà, di Alessandra Troncana.
Corriere della Sera, 1 maggio 2014. Le inquietudini del ‘900 nei colori degli espressionisti
La galleria Ab/arte dedica una mostra alla corrente che sognava la Germania di Brucke e i fauves ma senza fare mai gruppo.
Corriere della Sera, di Alessandra Troncana • 11 novembre 2016. Dall’Espressionismo a Pistoletto, viaggio nelle avanguardie (e oltre). «Dadavanguardie da neo a post e trans» è la mostra allestita alla Ab/arte fino al 17 dicembre. L’esposizione è aperta in via San Nicola 6, da giovedì a sabato. Mostra a cura di Andrea Barretta.