Gli artisti dell’arte contemporanea bresciana presenti alla Galleria ab/arte: Andrea Barretta, Angelo Boni, Gianmaria Ciferri, Maria Grazia Filetto, Carla Galli, Giuliana Geronazzo, Iros Marpicati, Giovanni Ottelli, Riccardo Pezzoli, Riccardo Prevosti, Enrico Schinetti, Federico Severino, Gianbattista Sigalini, Antonio Stagnoli, Edoardo Stramacchia.

LE SCH EDE

Galleria d’arte moderna e contemporanea

Avanguardie

Con il termine Avanguardie si indicano movimenti artistico-culturali sviluppatesi in Europa dagli inizi del ’900 fino a circa gli anni Venti, in genere si parla di Avanguardie storiche per distinguerle dalle Neoavanguardie sorte dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Le Avanguardie avevano delle tendenze radicali a rompere con i codici artistici tradizionali e con le convenzioni borghesi. Rifiutando tutti i valori, gli avanguardisti mettevano in discussione il valore e il concetto di arte; infatti, secondo loro l’arte deve scuotere e sconvolgere, deve contribuire a migliorare la vita. La funzione dell’artista è quindi di costruire una vita “estetica”, dominata dall’arte. Per realizzare tutto ciò le Avanguardie fecero dello sperimentalismo il loro orientamento metodologico: operando in gruppi per abbattere ogni barriera tra le varie arti.

In ambito artistico e letterario si designano i movimenti e gruppi sorti alla fine del 19° sec. e affermati nei primi decenni del 20°: simbolismo, fauvismo, cubismo, futurismo, espressionismo, dadaismo, suprematismo, imagismo, teatro politico di Piscator ecc. Impegnate in un rinnovamento, sperimentato nei linguaggi artistici o alimentato anche da ideologie politiche, le a. si sono poste in polemica con la tradizione e la cultura ufficiale, mettendo in discussione la stessa natura dell’arte e il rapporto con la società.

I movimenti d’a. del secondo dopoguerra (neo-avanguardie) si sono in parte riallacciati alle a. storiche,

ma se ne distinguono spesso configurandosi, più che come momenti eccezionali di rottura, come reiterate spinte di trasformazione del sistema produttivo, legate tuttavia ai canali istituzionali del mercato

e della fruizione. 

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MagritteKlee

Non senza ambiguità si indicano quei movimenti estetici tendenti ad imporsi come “avanzati” nei confronti della situazione culturale in atto. In tal senso rientrerebbe sotto la definizione di avanguardia ogni operazione artistica in antitesi con la tradizione; avanguardia sarebbe tutto ciò che si presenta come "nuovo", al di fuori degli schemi abituali, e per tanto in grado di sconvolgere i così detti benpensanti. 

Arte di avanguardia può quindi essere considerata antitesi di arte reazionaria, di conservatorismo, di accademismo, di arte borghese. Tuttavia il termine è venuto ad assumere progressivamente una connotazione sempre più precisa, per indicare un certo numero di operazioni estetiche di carattere eversivo sviluppatesi nei primi decenni del Novecento. L’avanguardia in tal senso circoscrive un ben determinato periodo storico, che affonda le sue radici negli ultimi sprazzi del Simbolismo ottocentesco e si sviluppa attorno ai vari movimenti che presero il nome di Astrattismo, Cubismo, Dadaismo, Fauvismo, Surrealismo,  (per tali movimenti si parla più precisamente di “avanguardie storiche”, per distinguerli dalla "neoavanguardia" che si afferma nel secondo dopoguerra), operanti più o meno fino alla soglia degli anni Trenta, estinguendosi progressivamente ma non senza lasciare tracce profonde nel costume e nel gusto letterario e non. I movimenti di avanguardia del primo Novecento abbracciano ogni tipo di espressione artistica; agiscono per così dire a livello sociale, non sfuggendo a volte a implicazione d’ordine politico. L’esigenza di sovversione nei confronti di strutture ritenute logore, di “distruzione” come base logica di ogni rinnovamento, conduce a gesti spesso clamorosi; per la prima volta l’artista rifiuta il suo pubblico: cessa di adularlo, di servirlo, come più o meno aveva fatto in passato, e lo insulta, lo pone di fronte a oggetti incomprensibili, opere illeggibili, prodotti di una irrefrenabile soggettività, in cui domina soltanto la esigenza individuale ad esprimersi.

L’avanguardia trova sviluppi praticamente in tutta l’area europea, anche se Parigi funge più che mai da perno intorno a cui ruotano tutte le varie esperienze continentali. Dai sintomi precorritori di un Laforgue o di un Jarri, attraverso Mallarmè e poi Apollinaire e Bréton, la letteratura conduce la sua battaglia accanto alle arti

figurative, che con Cézanne, Picasso e Braque da un lato, Kandinskij e Klee dall’altro, sviluppano prima il Cubismo poi l’Astrattismo; e accanto alla musica, che concilia in questo spirito tendenze tecnicamente esposte come la Scuola Viennese (Schoenberg, Berg e Webern) e di Stravinskij. L’avanguardia italiana è solita identificarsi con il Futurismo (che trova anche in Russia una sua stagione felicissima), al di là del quale finiscono per prevalere forme più moderate o esigenze diverse, ma che con Marinetti e Boccioni trova momenti di intensa partecipazione.

L’eredità dell'arte di avanguardia è molteplice.

Dopo di essa si è soprattutto venuto instaurando un nuovo modo di porsi di fronte al prodotto artistico, non più inteso come depositario di valori assoluti o di verità rivelate, ma come qualcosa di strettamente connesso col suo creatore e al suo fruitore ad un tempo. L’uomo vi entra con tutto ciò che in lui vi è di contraddittorio e di imprevedibile, ma anche con perfetta coscienza di tutto ciò che lo circonda, lo muove e lo commuove, dalla sfera psicologica a quella ideologica. Lo spirito dell’avanguardia, si può dire, è sopravvissuto alla contingenza, riproponendo spesso istanze operative che, se pur prive della primitiva integrità, della forza originaria, riescono non di rado a sommuovere il nostro precario equilibrio culturale.