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Bresciaoggi, 26 settembre 2018

Il silenzio di Calcari Anticonformismo di figure senza tempo

L’evento che apre la stagione autunno-inverno della Galleria ab/arte è dedicato a un artista internazionale: il titolo dell’esposizione è «Il silenzio nell’arte di Tiziano Calcari», mostra a cura di Andrea Barretta. Inaugurazione con aperitivo sabato alle 18: i presenti avranno in omaggio la monografia d’arte dell’artista. La mostra in vicolo San Nicola, a ingresso libero, è visitabile fino al 27 ottobre da giovedì a sabato: dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30, contatti 030 3759779. Il progetto dell’allestimento è firmato da Riccardo Prevosti. Calcari trae dal «realismo esistenziale una pausa in cui dipingere dettagli di una versatilità da cui emergono spazi di figurazione o immagini inesistenti», come osserva il curatore. E «scava nell’identità» dando luogo a una «poetica anticonformista». •

 

Bresciaoggi, 3 maggio 2018

E Adriana Pullio scoprì «l’infinito nelle geometrie»

 

Fin dagli esordi nella Milano dei Navigli negli anni '70, Adriana Pullio ha perseguito un astrattismo rigoroso e geometrico, vicino al Movimento Arte Concreta. In stretto contatto con artisti come Giovanni Campus, Mario Nigro e Mauro Reggiani, la sua arte si è sempre fondata sull'azzeramento del dato reale per fondare un geometrie dinamiche, nelle quali la pulsione dello spazio è determinata dalla luce che emanano linee e colori, in gran parte primari; geometriche semplici, correlate tra loro da rapporti armonici, alle quali far corrispondere i ritmi della mente quando si puntano gli occhi verso il mondo interiore. La mostra, curata da Andrea Barretta, si sofferma principalmente nelle opere dell'ultimo decennio, che evidenziano come l’arte per Adriana Pullio sia innanzitutto processo intuitivo della forma, proiezione e ricerca della misura attendibile, spazio visivo, nel quale ogni presenza espressiva compare concretamente, per poi smarrirsi nel tempo e nello spazio. Si tratta di una ricerca della sintesi astratta, tesa alla costruzione e decostruzione delle possibilità formali, tanto che l'opera appare come uno spazio espressivo, in cui ritmare la linearità e la geometria degli elementi, un luogo per misurare il tempo della percezione e del fluire del vivere. La ricezione visiva si fa analisi di rimandi spaziali interni ed esterni, articolazione di valori cromatici e segnici, modulazione e compenetrazione di vuoto e pieno, relazione temporale e movimento necessario alla percezione visiva. Nell’articolazione delle linee, l'opera scardina il tempo infinito del mondo, fino a mostrarsi fenomeno fisico e metafisico, evento razionale e percettivo, palpito esistenziale. Mostra personale: «L’infinito nelle geometrie di Adriana Pullio»; Brescia, Galleria ab/arte (vicolo San Nicola 6); fino al 19 maggio.

Giampietro Guiotto

 

Bresciaoggi   12 ottobre 2017

Ivan Battaglia sa rendere il senso della meraviglia

Le opere di Ivan Battaglia, fin dai suoi primi esordi di ben oltre quarant'anni fa, svelano i caratteri salienti di una pittura visionaria e fantastica, in cui traspare sempre il senso della meraviglia e dello stupore di fronte alla natura e alle creature viventi, che la abitano. Ma nella selezione dei dipinti, dal 2000 ad oggi, di questa esposizione - accompagnata da una monografia del curatore Andrea Barretta -, l'artista bresciano ha omesso la figura umana e ogni riferimento al mito, per favorire una ricostruzione immaginifica del paesaggio contemporaneo dalle campiture astratte.

IL paesaggio diviene pretesto per esercizi di forma e indagini sulla forza del colore, fino a realizzare dipinti, nei quali l'armonia dei toni, intensi e luminosi, diviene fonte di un dinamismo rapido di riflessi, sfaccettature, bagliori improvvisi e geometrie stranianti. Visto da una prospettiva aerea, è un insieme di frammenti di territori, di pezzi di laghi, fiumi, monti e filari di alberi, geometrie di natura e di vita contadine osservate da lontano, ormai antiche e sedimentate nella memoria. È la ricerca sui rapporti che i colori instaurano tra di loro ad alimentare l'arte.

L'inesausta sperimentazione di Battaglia si manifesta anche attraverso la scelta dei supporti, dalla tradizionale tela, preparata a stucco con rilievi, all'adozione della foglia d'oro, di gusci d'uovo sbriciolati, cenere, té, polvere di quarzo e catrame, quasi a raccontare che la pittura, con i suoi colori, è vissuta nell'intimità del quotidiano e tra le mura domestiche. La luce esplode in ogni dipinto come quella antica delle vetrate, a significare la potenza dei moti interiori e lo struggimento dell'artista, che coglie nell'arte l'immagine allegorica della creazione.

Ivan Battaglia: «Trasparenze meditative nell’arte di Ivan Battaglia»; Brescia, Galleria ab/arte (vicolo San Nicola 6); fino al 28 ottobre.

Giampietro Guiotto

Bresciaoggi, 15 giugno 2017

Quei colori così vivi. Ricerca continua di una natura vera

 

Tra le montagne della Val Camonica, Giuseppe Cristini (1946-2014) raggiunse il successo come pittore «inimitabile nei falsi d'autore venduti in tutto il mondo». Così il quotidiano «il Giorno» scriveva, nel maggio del 2000, nell'articolo «Da Dini a Sordi: vip in fila per i falsi di Cristini», a segnalare una cultura visiva eccellente e un dominio tecnico formidabile, tramandati poi al figlio Giovanni che, però abbandona l'arte della falsificazione, per godersi il piacere di una pittura materica, carica di accensioni cromatiche, derivate dalla folgorazione della luce naturale e artificiale che si deposita nel mondo. Un dipingere largo e coloristico, che lo segnala nell'ambito degli artisti bresciani come un poeta del paesaggio del lago d’Iseo e del borgo di Vello, dove è nato e ha vissuto per lungo tempo.

Il profondo legame con il territorio bresciano, visibile nella mostra bresciana, curata da Andrea Barretta, traspare dalla diversificazione dei paesaggi, come le Torbiere, il Lago Moro e il Santuario dell'Annunciata in Valle Camonica. Nell’ultimo periodo, la pittura di Cristini si volge verso digressioni espressioniste e oniriche, tanto che la natura viene ora percepita come luogo della luce accecante, mentre i colori vanno a costituire un flusso di materia. L'artista ripiega verso una stesura pastosa e densa, che ricorda la capacità di Van Gogh di dominare tutti i colori. Le visioni si fanno notturne e misteriche. Ma lo sprofondare nel buio della coscienza armoniosa si avverte maggiormente nel grigiore delle piazze cittadine, illuminate a festa e allertate da una luce sinistra e dal virtuosismo dei colori, che segnalano una morte annunciata, come nella tela «Conflitto».

In «Piazza Loggia, 28 maggio 1974» un incendio di colori sembra produrre una festa o una seconda strage, ora notturna, però, in una piazza infuocata dalla luce. Solo la luna, in alto, si presenta come un punto fermo. L'elemento verso il quale possono gravitare la verità dell'eccidio e il colore autentico della natura.GI.GUI.

Giovanni Cristini: «La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini»; Galleria ab/arte (vicolo San Nicola 6); fino al 24 giugno.

 

 

Bresciaoggi, 8 ottobre 2016

Zingarelli, le varie forme di una tensione creativa

 

La mostra, corredata da un catalogo con testo critico di Andrea Barretta, si presenta come un gioco combinatorio e raffinato della composizione, nel quale l’artista bresciano coniuga la rigidità delle lettere alfabetiche con la flessibilità del gesto pittorico, il decorativismo di strutture ripetitive ottico-cinetiche, utili a rendere dinamica la percezione, e smalti, che coprono o lasciano intravvedere squarci di un mondo che sprofonda.

Pezzi di tulle, sacchi sfibrati nella loro tramatura, pagine stampate, pagine strappate dall'opera originale e lattine schiacciate si combinano come elementi di un reale casuale e frammentato, nel quale l'artista stratifica brandelli di vita consumata e destinata alla discarica, al fine di istituire un'opera fluida.

Elementi e segni, prelevati e riciclati secondo la sensibilità newdadaista, che ritrovano ancora la bellezza in un angolo di strada, in una discarica o nelle città soffocate da immagini pubblicitarie, viste però dalla finestra angusta della vita o da un treno che corre, tra slogan e parole ormai prive di significato.

Ezio Zingarelli vaga, così, tra una varietà di segni, colori, oggetti e forme, che alimentano la tensione creativa. Compenetra formalmente con la sua arte pittura e scultura, fino a stendere campiture astratte e informali all’interno di una visione armonica.

L'artista, dunque, fa combaciare l’immediatezza del gesto pittorico misurato, e dotato di valori espressivi ed emozionali, con l'intemporalità degli oggetti del passato.

La deflagrazione della visione - prodotta attraverso sovrapposizioni e sottrazioni, coperture e strappi di immagini preesistenti, pezzi e resti del quotidiano, degradato e invaso dallo strapotere delle icone e dei mass-media - diviene ricerca incessante di relazioni formali instabili e precarie, susseguirsi di pause, silenzi e riflessi cromatici, tra increspature affioranti e aggettanti superfici, che trattengono tracce di memoria, che risuonano come apparizioni di gesti inconsueti d'artista.

 

Giampietro Guiotto

Bresciaoggi, 7 aprile 2012

Elvieri e Toni, ritorna la tecnica

 

Alla galleria Ab/arTe le opere dei due artisti compagni nella ricerca espressiva e anche nella vita sperimentate nuove metodologie con supporti di plexiglas e forex, ma anche maglie di segni aguzzi che alludono alle camicie di forza.

 

La parola «téchne» copriva, nell'antichità, sia il concetto di arte che quello di tecnica, ma, con la nascita settecentesca dell'Estetica, si è cominciato a distinguere l'arte dall'operare tecnico e artigianale, al punto che gran parte dell'arte contemporanea, in particolare da Marcel Duchamp in poi, si sente legittimata a sostenere che la tecnica, in quanto strumento, non ha rilevanza nell'operare artistico. La bellezza dell'opera, nel tempo della sua riproducibilità tecnica, sembra, quindi, misurarsi soltanto attraverso l'apparenza visiva della forma, mentre si tende a svalutare le componenti artigianali, le riflessioni progettuali e le scelte strumentali che l'hanno generata. Se, da una parte, molti artisti intendono la loro attività come un'arte tecnicamente assistita, in quanto delegano ad esperti l'esecuzione del loro lavoro, come Vladimiro Elvieri e Maria Chiara Toni, credono che, nel fare arte, l'invenzione e l'immaginazione si fondano e si compensino indissolubilmente con la tecnica. Per Elvieri, infatti, l'arte dell'incisione è sempre sostenuta dalla capacità immaginativa e intuitiva, in grado di tenere unite tecnica ed espressività segnica, in quanto l'opera non deve essere il risultato di casualità o di oscure magie, bensì la meditazione laboriosa di varie fasi operative, nelle quali conoscenze tecniche ed ideative innalzano i segni incisi a visione inedita. Maestro di tecniche calcografiche antiche e sperimentatore di nuove metodologie, associate all'uso di supporti come il plexiglas e il forex, Elvieri vive l'arte come l'elaborazione eclettica di forme dinamiche, nelle quali strutture narrative e stormi di simboli vagano in un universo astratto. Un flusso di vari colori trascina le diverse forme verso l'ignoto, ma, nel loro incedere, esse sprofondano e riemergono continuamente dall'oscurità del foglio nero prestampato. Ogni segno appare e scompare, si compenetra ad altri e si dissolve, quasi a raccontare i vari tempi tecnici della stampa. La restituzione dell'immagine appare, così, sempre provvisoria e incerta, come nelle opere della compagna d'arte e di vita Maria Chiara Toni, la quale inscena busti metafisici, composti da maglie di segni aguzzi e taglienti, che alludono alla camicia di forza della società tecnologica e alienante. Nelle loro sembianze umane si distende il sonno dell'umanità, la forza del mito e l'enigma del tempo. Ancora una volta la relazione tra arte e tecnica ritorna ad essere ricerca di bellezza condivisa nella sperimentazione tecnica ed espressiva.

Vladimiro Elvieri e Maria Chiara Toni: «Ai confini del segno»; Brescia, Ab/arTe Galleria(vicolo S. Nicola, 6); fino al 14 aprile.

 

Giampietro Guiotto

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Bresciaoggi, 26 settembre 2018

Il silenzio di Calcari Anticonformismo di figure senza tempo

 

Bresciaoggi,

3 maggio 2018

E Adriana Pullio scoprì «l’infinito nelle geometrie»

 

Bresciaoggi  

12 ottobre 2017

Ivan Battaglia sa rendere il senso della meraviglia

 

Bresciaoggi

15 giugno 2017

Quei colori così vivi. Ricerca continua di una natura vera

 

Bresciaoggi,

8 ottobre 2016

Zingarelli, le varie forme

di una tensione creativa

 

Bresciaoggi,

7 aprile 2012

Elvieri e Toni,

ritorna la tecnica