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Giornale di Brescia, 4 febbraio 2012

Landi, “archivi” di memoria collettiva

 

Gli Archivi di Regina Landi sono teche appese al muro, realizzate e organizzate secondo un'attenta visione architettonica e stipate di un'infinità di piccoli oggetti, a loro volta frutto di lunga e paziente ricerca e raccolta di materiali quotidiani, tracce sottili di un tempo passato e recuperato, che trova no qui nuova collocazione in un ordinato impianto di incasellamento ed associazione.

Con misterioso potere evocativo, questi Archivi si trasformano in piccole incursioni nella memoria collettiva, nello spazio mentale indefinito fra ricordo e sogno, fra realtà e poesia, offrendo un punto di vista solo lievemente discosto da quello abituale, eppure capace di suscitare percezioni nuove, che hanno il sapore nostalgico dell'infanzia perduta, o di qualcosa di più indefinito che ci sfugge. Giocattoli e chincaglierie, formine e passamanerie, matite e gessetti, animali, statuine, piccole nature morte, materiali di cancelleria, divengono materia prima di un gioco combinatorio e associativo, che non disdegna ironia e disincanto e che asseconda il bisogno di ordine mentale, partecipando al contempo alla costruzione di composizioni in cui valori pittorici e architettonici convergono, tra astrazione e figurazione.

 

Giovanna Galli

 

La Voce del Popolo, 1 marzo 2012

In mostra il binomio arte-gioco nelle opere di Regina Landi

 

Una mostra che affronta la tematica del gioco, inteso come attività di collezionismo di piccoli oggetti che rievocano ricordi d'infanzia quali formine, figurine, penne, matite e macchinine. Il binomio arte - gioco che l'artista Regina Landi presenta nelle sue opere, esposte presso la galleria Abarte, mette a confronto due mondi, capaci, ciascuno a suo modo, di mettere in discussione la realtà; se l'arte infatti esprime il pensiero di un'epoca, di una nazione, ponendosi come spirito critico all'intemo del sistema, allo stesso modo il gioco rappresenta la sincerità, il desiderio di evasione e di libertà presente in ciascuno di noi, da riscoprire poeticamente nelle attività ludiche. Un gioco però, dettato da regole, simbolo di ordine mentale, che si riscontra nella presenza di superfici piene e vuote, riempite da oggetti che ci consentono nello stesso tempo di aprire una finestra nel passato, passando attraverso i momenti più intimi della vita quotidiana, vissuta tra i banchi di scuola o durante i pranzi in famiglia, nei quali il gioco diventa motivo di aggregazione sociale; i giochi dei bambini, simbolo inoltre dell'ingegno e dell'originalità dell'artigianato, capace di produrre oggetti diversi, piccoli e grandi, ciascuno dei quali pensato e realizzato per rispondere a precise funzioni. Una polemica dunque, nei confronti della società moderna, consumistica e pratica, ma anche un omaggio al dadaismo il cui termine, "dada", significa appunto giocattolo, e che fece dell'objet trouvé uno strumento di una nuova maniera di "fare arte". Nelle opere di Regina Landi è presente infine una necessità di forma etica ed ecologica, contro lo spreco delle cose a discapito dell'ambiente. "Regina Landi, Archivi", fino al 10 marzo, aperto 11 giovedì dalle 15.30 alle 19.30, venerdì e sabato dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30.

Luca Bressanini

 

Bresciaoggi, 8 marzo 1912

Archivi della memoria svelati da Regina Landi

 

Contenitori per piccoli oggetti quotidiani e souvenir, rinchiusi per lungo tempo nei bauli in soffitta, assurgono in luogo di significative figure casualmente accostate, in inventari preziosi che accolgono le memo-rie dell'infanzia e la sua persistenza nella vita adulta.  Dunque, l'infanzia non si rottama mai, ne si archivia semplicemente, perché essa si proietta su tutta la nostra vita di adulti, sottilmente e magicamente, attraverso piccoli oggetti che ci raccontano della prima età scolare con le sue matite colorate e i suoi abbecedari.

  Regina Landi svela la favola dell'infanzia eterna e promuove la spensieratezza del gioco come condizione indispensabile visiva e relazionale della vita- Nei suoi «Archivi», colmi di sentimento romantico e dolce nostalgia di un passato non ancora dimenticato, lo sguardo si muove tra realtà e stupore, una duplice tensione che scopre lentamente che le regole del gioco combinatorio del linguaggio artistico, percettivo ed affettivo, potrebbero essere applicate anche al presente più concreto, determinare un nuovo atteggiamento leggero e spensierato verso l'invasività della mercé e delle immagini ad essa correlate che ci inondano. LA SFIDA, promossa dall'artista, si scopre da subito grazie alle suggestioni favolistiche e ai significati simbolici dentro una fitta rete di riferimenti alla tradizione pittorica, riproponendoci, per esempio, il surrealismo magrittiano.

Le sue opere, dunque, possono apparire come garbati esercizi di stile, ma in realtà esse sanno cambiare qualità e luogo alle piccole cose della vita quotidiana, costruire un universo di suggestioni ironiche e cromatiche che acclamano la vitalità dell'esistenza e la gioia del vivere.  Al fruitore non resta che interrogarsi sulla propria percezione visiva nell'era della repentina scomparsa di oggetti, abitudini e affettività, ed accettare la sfida dell'archiviazione del proprio sé. Archivi o impalcature de «il gran Teatro del Mondo», nel quale l'adulto si inventa la vita e ritrova, immancabilmente, la tenerezza di una bambina che esplora la soffitta e le teche dell'infanzia di tutti.

 

Giampietro Guiotto

 

L’Eco delle Valli, 9 febbraio 2012

Regina Landi “gioca” e mostra archivi nello stile “Dada”

 

È stata inaugurata il 28 gennaio e rimarrà aperta al pubblico fino al 10 marzo la mostra “Archivi” di Regina Landi, artista nata a Brescia nel 1958 e diplomatasi in scenografia all’Accademia di Brera nel 1980. Sede espositiva è la galleria d’arte moderna e contemporanea “ab/arte” in vicolo San Nicola 6. Regina Landi, utilizzando, o meglio, riutilizzando giocattoli che appartengono all’infanzia e oggetti riferibili al collezionismo per adulti, crea delle teche e piccoli scaffali che il critico Fausto Lorenzi ha definito “cassetti dell’anima, di velamenti-svelamenti tra teche e custodie, tra polvere del tempo e fragranza allusiva di un bazar delle voglie più segrete”. Questi “piccoli archivi” appesi al muro, costituiti da matite, penne, giocattoli, abbecedari e oggetti che sembrano usciti da soffitte e cantine, hanno un ordine ragionato, dove colori e forme si fondono per dare una sensazione di allegria, e forse anche un po’ di nostalgia, trasmessa da quelle finestre del tempo che purtroppo non ritorna. Si sta parlando di un archivio di memorie, formato da scaffali che contengono ricordi da non dimenticare. Lo spirito ironico dadaista qui presente si mescola con una componente mentale che proietta in un tempo passato, rimembrando una vecchia tenerezza fanciullesca. Regina Landi, attraverso oggetti reali e figurativi, riesce a creare una visione astratta dell’opera. Ci troviamo di fronte a una poetica che, con puzzle di oggetti e sentimenti, vuole far sopravvivere per sempre vecchie storie che riguardano bambini, uomini, famiglie, culture e civiltà.

            Alberto Donati

 

Popolis, febbraio 2012

Regina Landi in “Archivi”

 

Brescia. E' aperta al pubblico sino al 10 marzo la singolare mostra d’arte di Regina Landi, “Archivi”, presso AB/Arte Galleria d'arte moderna e contemporanea Vicolo San Nicola, 6 a Brescia.

Non fatevi ingannare dal titolo, se pensate ad archivi polverosi con scartoffie e faldoni grigi, avete sbagliato strada! La mostra di regina Landi è un viaggio dai giocattoli e piccole cose dall’infanzia al collezionismo da adulti, disposti con prezioso ordine il teche, piccoli scaffali. Fanno giochi di colori, allineamenti geometrici, file di oggetti usciti direttamente dalle soffitte, pagine abbecedari e tavole con le parole scritte grandi per imparare l’alfabeto, penne, matite colorate e usate. Ma nulla piomba nel caos, tutto è allineato secondo forme e colori infondendo un senso di gioia, di gioco.

“Qui è un esercizio diaristico di “cassetti dell’anima”, di velamenti-svelamenti tra teche e custodie, tra polvere del tempo e fragranza allusiva di un bazar delle voglie più segrete”. Il gioco d’incasellamento richiama sentimenti d’infanzia e grazia e come dice nella presentazione Fausto Lorenzi: c’è uno sprizzo d'ironia dadaista, che fa la grazia d’intelligenza acuta e leggera dell’artigianato di Regina, quando sembra anche alludere coi suoi ricettacoli ad una condizione femminile storica, laddove pare tramandare l’antica parsimonia della massaia che tiene ordinati i cassetti e la dispensa. Ma qui è un esercizio diaristico di “cassetti dell’anima”, di velamenti-svelamenti tra teche e custodie, tra polvere del tempo e fragranza allusiva di un bazar delle voglie più segrete. Nonostante tutta l’ansia di costruzione, incasellamento e decifrazione, Regina Landi può trattenere solo tracce, indizi e profumi di una infanzia sentimentale che vorrebbe portare con sé per sempre. Gli archivi appesi al muro diventano teatrini dello struggimento sul tempo che non torna.

Regina Landi nasce a Brescia nel 1958. Si diploma in scenografia all’Accademia di Brera nel 1980. Ha collaborato con studi di architettura per la elaborazione di ambientazioni e nel 1996 ha vinto il concorso nazionale per opere d’arte per il Palazzo di Giustizia di Padova, realizzando il progetto l’anno successivo con la pittrice Lucia Manenti e lo scenografo Emanuele Serina.

Dal 2000 al 2003 è stata docente in scenotecnica all’Accademia Laba di Brescia. Procede con una intensa attività progettuale in vari ambiti oltre che per scenografie, quali l’interior design, lo styling commerciale e la grafica. Entra nel mondo dell’arte “con una progettualità che fa capo a un laboratorio che crea un complesso e sistematico archivio di memorie e sogni in strutture architettoniche come un agglomerato di ricordi, per condividere le ragioni del custodire”.

 

Valerio Gardoni

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