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Bresciaoggi, 23 giugno 2012

 

Guernica Docet, la battaglia contro il «realismo sociale»

 

Alla galleria «ab/arte» la mostra dedicata ai fermenti della produzione italiana del secondo dopoguerra. È in particolare il gruppo «Forma 1» a rompere gli schemi affermando

l'importanza del fenomeno ottico-percettivo

 

Nell'immediato secondo dopoguerra, il clima ideologico della ricostruzione nazionale e la coscienza che essa non dovesse riguardare solo l'aspetto economico del Paese, ma estendersi anche a quello morale e culturale, sembravano concedere un nuovo spazio alle iniziative intellettuali ed artistiche, tanto che la percezione di essere investiti di un nuovo mandato storico, capace di segnalare il rinnovamento linguistico diffuso, faceva nascere in ambito letterario, politico e culturale le riviste «Il Politecnico», «Nuova Europa», «il Ponte», «Belfagor», e «Rinascita» e «Società», queste ultime dipendenti dalla politica culturale del Pci. Nell'ambito delle arti visive, invece, fiorivano riviste e manifesti programmatici promossi da gruppi artistici, caratterizzati da una forte eterogeneità e dalla contrapposizione tra realismo e formalismo. Lo esemplifica la mostra «Guernica Docet», che accoglie i protagonisti della Nuova Secessione artistica italiana, confluita poi nel Fronte nuovo delle arti, e del Gruppo degli Otto, del Movimento Nucleare e di Forma 1. Il rinnovamento culturale del dopoguerra, si concretizzò nell'elaborazione antitetica tra il realismo sociale di Renato Guttuso, Giusppe Migneco e Ernesto Treccani e l'astrattismo concreto di Antonio Corpora, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso ed Emilio Vedova, il quale si accordava alle tendenze francesi non allineate dell'informale, al fauvismo maturo e alle ricerche d'oltreoceano dell'espressionismo astratto. Contro il realismo sociale, impersonato da Guttuso e sostenuto dal Pci Togliattiano, il gruppo «Forma 1», con Carla Accardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra e Achille. Perilli, si proclamava «formalista e marxista», affermando l'importanza del fenomeno ottico-percettivo, la validità delle tendenze astratte e costruttiviste europee, che fondeva ordine geometrico ed impulsi cromatici alla casualità e all'intraducibilità dei ritmi impulsivi dell'inconscio. La lacerazione dei diversi gruppi, poi, poneva fine alla polemica tra astrattisti e realisti militanti, mentre l'impegno artistico si tramutava in scommessa esistenziale con il movimento nucleare degli anni '50 di Enrico Baj, Sergio Dangelo e Colombo. Mostra collettiva: «Guernica docet»; Brescia, Galleria ab/arte (vicolo San Nicola, 6); fino al 14 luglio.

Giampietro Guiotto

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