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Giornale di Brescia,7 dicembre 2017

 

Dal ’400 ad oggi lungo «la via della bellezza»

 

Opere ispirate dalla fede al centro dell’esposizione alla “Galleria ab/arte”

 

/ La mostra «La via pulchritudinis», alla Galleria ab/Arte in vicolo San Nicola 6, in città, propone un affascinante itinerario

che intende documentare la persistenza attraverso i secoli di un legame imprescindibile tra fede e bellezza, nel

grembo di un’arte di segno religioso «capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede,che manifesta la sete e la ricerca dell’infinito». Il curatore Andrea Barretta, ispirandosi alle riflessioni sull’arte e sulla bellezza quali strumenti di elevazione spirituale di papa Benedetto XVI, ma anche dei suoi predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II e dell’attuale pontefice Francesco, ha coinvolto musei, collezionisti e vari artisti per selezionare un gruppo di opere che, dal Quattrocento ad oggi, sono espressione di una ricerca profondamente estetica, capace di suscitare emozioni e di «giungere al cuore dell’umanità».

Così, in un misurato allestimento a cura di Riccardo Prevosti che suggerisce simmetrie e consonanze oltre le epoche e

le discipline, sintetizzato dall’accostamento in prospettiva tra una cinquecentesca «Madonna con bambino»e la «Maternità» del pittore contemporaneo Ugo Farina, il percorso spazia dall’arte sacra del XVI secolo ai maestri della modernità,

spingendosi fino alle soglie del contemporaneo.

Fra tele, sculture, bronzi, incisioni, tutti accompagnati da approfondite didascalie descrittive, si inizia idealmente, dal punto di vista strettamente cronologico, con un rarissimo «Infante» ligneo con occhi in pasta vitrea del XV secolo. Accanto ad una pregevole copia ottocentesca della «Bella giardiniera» di Raffaello del Louvre, opere di Pericle Fazzini e Salvatore Fiume. E, a seguire, fra i tanti nomi presenti come Lello Scorzelli, Tano Festa, Franco Gentilini, Emilio Contini, Giuseppe Migneco, Eugenio Pattarino, Walter Valentini, Piero Dalle Ceste, Emilio Greco, Ferdinando Quintavalle, anche diversi autori bresciani: Luciano Cottini, Giacomo Bergomi, Augusto Ghelfi, Enrico Schinetti, Giacomo Olini.

La mostra è aperta fino al 22 dicembre, da giovedì a sabato 9.30-12.30 e 15.30-19.30; in altri giorni su appuntamento.

 

Giovanna Galli

 

Giornale di Brescia, 22 maggio 2015

La «città ideale» di Pier Luigi Ghidini, ponte tra realtà e utopia

 

Nei dipinti del bresciano Pier Luigi Ghidini, attivo sin dagli anni Sessanta nel segno della figurazione, trova forma una «città ideale» che sorge in quello spazio immaginifico dove la realtà e l’utopia riescono a coabitare per mezzo di una sensibilità artistica matura, che patisce la consapevolezza della deriva sociale contemporanea colma di frammentazioni e contraddizioni, e allo stesso tempo assegna alla fantasia e alla poesia delle immagini il potere di aggirarla, in una visione di speranza e rinnovamento.

La sua poetica gentile, solo apparentemente ingenua, perché tutta percorsa da sottili riferimenti culturali, fatta di colori chiari e caldi, di segni decisi e immagini elementari, spesso dilatate o contratte in una distorsione delle proporzioni di stampo surrealistico e simbolico, è esaminata in tutte le sue declinazioni nella personale proposta alla Galleria ab/arTe in vicolo San Nicola in città (fino al 6 giugno, dal giovedì al sabato, 9.30-12.30 e 15.30-19.30).

Giovanna Galli

 

 

Giornale di Brescia, 14 ottobre 2014

Un nuovo Rinascimento contro l’arte nemica del bello

 

Una ragazza gioca con un palloncino e in una decina di secondi dà forma ad un “Balloon dog” che subito rimanda alla mente l’opera simbolo del blasonato artista statunitense Jeff Koons. Con questa piccola provocatoria performance che vuole puntare il dito sull’inconsistenza di un’arte incapace di proporre bellezza, perché fondamentalmente incapace di produrre novità, Andrea Barretta ha accolto il pubblico intervenuto sabato sera negli spazi della galleria Ab/arte alla presentazione del suo saggio “L’arte, la bellezza e il suo contrario” (Ab/arte edizioni,176 pagg.).

Chiarito subito il concetto chiave del volume: c’è un grande bisogno di bellezza e l’arte contemporanea, viziata da una logica mercantile e autoreferenziale che impone storture e mistificazioni, che si immola sul piano della provocazione e della trasgressione a tutti i costi, non è più capace di offrirne. E allora l’idea proposta dall’autore è quella di “esplorare l’abisso in cui è caduta l’estetica”, in particolare in Italia, da sempre “patria della bellezza” dove si convive con la “bruttezza in un disinteresse collettivo”, al fine di cercare la possibilità di un “nuovo rinascimento”, un cambio di direzione generale che porti a ritrovare un senso di ribellione nei confronti di quella diffusa decadenza sociale di cui l’arte è, suo malgrado, rappresentazione. Con riflessioni che spaziano tra i rapporti fra arte e filosofia, etica ed estetica, tradizione e novità, arte e mercato, Barretta nel proporre con caustica lucidità uno sguardo critico sul panorama attuale, tiene comunque a chiarire che il suo non vuole essere un atteggiamento oscurantista, poiché non tutta l’arte contemporanea è da condannare. Tuttavia occorre distinguere tra “ciò che è arte e ciò che non lo è”, soprattutto ciò che è sterile ripetizione di contenuti già proposti, in un tempo come il nostro in cui “c’è una sorta di sindrome del disinteresse, ovvero del guardare che non vede,mentre un agente patogeno uccide la bellezza e instaura il suo contrario”. E alla luce della carenza di canoni di giudizio adeguati, parte un’esortazione rivolta i lettori e a tutti coloro che non hanno perso la capacità di emozionarsi: “creiamoli noi questi canoni!”.

Dunque ciò che viene proposto non è sterile conservatorismo, né un “anacronistico ritorno al passato”, ma, piuttosto, l’invito speranzoso a ritrovare le radici per colmare il “nulla odierno dell’arte defraudata della bellezza”. A ribadire i contenuti del testo contribuisce la mostra collaterale allestita negli spazi della Galleria di Vicolo San Nicola, a cura di Riccardo Prevosti, che sarà visitabile fino al 19 ottobre. Un’opera-mostra creata per interagire con il pubblico, suggerisce una riflessione sul vuoto autoreferenziale di certe proposte contemporanee. Proponendo in modo sottilmente ludico “opere-non opere” di cattivo gusto che rimandano alle sperimentazioni di Nouveau Réalism, PopArt, Lightart, Conceptual Art, Ready Made, si ribadisce qui il vuoto contenuto nella sterile replica e reiterazione di soluzioni già viste e riviste.

Mentre nell’altra sala, a ribadire un confronto reale con un’arte densa di bellezza o di verità, che non offre scappatoie, ci sono opere storiche, come un’ottocentesca «Venere allo specchio» attribuita a Pierre Courrier Belleuse, o la celebre scatoletta di “Merda d’artista” di Piero Manzoni. Esempi concreti di un’arte vera, riconoscibile e riconosciuta come tale, perché conserva nel tempo qualcosa da dire, qualcosa da cui ripartire per ritrovare forse la direzione smarrita.

Giovanna Galli

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Un nuovo Rinascimento contro l’arte nemica del bello, di Andrea Barretta.
La «città ideale» di Pier Luigi Ghidini, ponte tra realtà e utopia