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Giornale di Brescia, 7 luglio 2012

Quell’Italia divisa tra astrazione e figurazione

 

Punto di riferimento più per il valore simbolico di denuncia politica che per quello estetico di sperimentazione artistica, è «Guernica» di Picasso ad introdurre idealmente la mostra a cura di Andrea Barretta che ricostruisce in efficace sintesi il fermento della scena artistica italiana del secondo dopoguerra, nella contrapposizione tra figurazione ed astrazione. Prima ancora che di linguaggio e stile, la polemica fu tutta politica, a partire dal feroce scontro tra Togliatti e Vittorini nel 1947. Nell’ltalìa uscita dal Ventennio fascista, il segretario del Pci sosteneva il ruolo di guida della politica su un’arte figurativa che doveva essere sostanzialmente propaganda; lo scrittore rivendicava per l’arte autonomia di linguaggio oltre il contenuto. ln mostra, gli esiti di una stagione che anche nel campo della pittura visse violentemente la contrapposizione, sintetizzata in una quindicina di opere grafiche di raffinata qualità e variamente rappresentative di tecniche anche poco consuete.

Se Guttuso è il campione dell’arte di propaganda (in mostra una Natura Morta di stampo postcubista, e un gruppo di Garibaldini di simbolica presenza nel rosso di berretti e camicie), la figurazione di Cassinari recupera il Picasso bucoico del tema artista-modella nella sintetica rappresentazione del nudo femminile, ed Enrico Baj (sua anche l’acquaforte/acquatinta «I due volti» di raffinata texture grafica) trasforma i suoipupazzi-robot in inquietanti emblemi di un mondo postatomico. Sul fronte dellastrazione, ampia la rappresentanza del Gruppo degli Otto, con un libro d’artista e una litografia «tridimensionabile» di Emilio Vedova, opere di Corpora e Turcato (la linea sinuosa blu su fondo arancio di una piccola e raffinata acquaforte), un sintetico «paesaggio» di Santomaso. Dova in «Ricordi di Bretagna» squaderna l’inquietudine di un’astrazione di marca slitrealista. Accardi gioca in contrasti di colore i suoi alfabeti segnici. Dorazio con un’acquatinta a due lastre crea giochi di trasparenze- cromatiche per le sue caratteristiche linee. I «Fiori» di Mortotti sono astrazione gestuale, mentre Arman - che nella tecnica del «gaufrage» non rinuncia alla tridimensionalità neppure sul foglio di carta - guarda al Pop con linserzione dell’immagine dei pennelli, strumento d’artista, nella composizione.

 

Giovanna Capretti

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