Il senso e l’itinerario della mostra “La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, sta nella ricerca di una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati nel legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.
Il senso e l’itinerario della mostra “La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, sta nella ricerca di una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati nel legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.

In diverse occasioni, Benedetto XVI si è soffermato sul tema della “via pulchritudinis” attraverso  le espressioni artistiche, richiamando l’uomo contemporaneo a recuperarne il significato. “Forse vi è capitato qualche volta davanti ad una scultura, ad un quadro, ad alcuni versi di una poesia, o ad un brano musicale - scrive - di provare un’intima emozione, un senso di gioia, di percepire, cioè, chiaramente che di fronte a voi non c’era soltanto materia, un pezzo di marmo o di bronzo, una tela dipinta, un insieme di lettere o un cumulo di suoni, ma qualcosa di più grande, qualcosa che ‘parla’, capace di toccare il cuore, di comunicare un messaggio, di elevare l’animo”. E’ l’arte capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, che manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano, continua Benedetto XVI. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto. Ma ci sono espressioni artistiche che sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi sono un aiuto a crescere nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede e fanno crescere in noi il desiderio di attingere alla sorgente di ogni bellezza.

Questo il senso e l’itinerario dato alla mostra “La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, per una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati pur senza “fomentare un relativismo estetico” che possa oscurare il legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.

Se, come afferma sant’Agostino, noi non amiamo se non ciò che è bello, ecco nella “Galleria ab/arte” di Brescia un cammino privilegiato per avvicinarsi al ruolo della bellezza e dell’arte così come individuato anche da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, e da Papa Francesco che ha definito tutte le espressioni di autentica bellezza come “splendore di una gioia profonda” riconoscibili in un sentiero che aiuta a incontrarsi.

Il percorso espositivo, allestito da Riccardo Prevosti, vede capolavori di artisti che hanno testimoniato l’incontro tra estetica e fede, nel solco di Marc Chagall allorquando ha scritto che “i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell’alfabeto colorato che era la Bibbia”, nelle sale in cui hanno trovato posto dipinti dedicati alla figura di Maria, a iniziare da una museale opera del Cinquecento, “Madonna con bambino”, e la “Bella giardiniera” di Raffaello, conservata a Parigi al Louvre, in una pregevole copia firmata del 1879, accanto a un divino infante del Quattrocento con occhi di vetro.

Poi la fedeltà al verbo attraverso la proposta di alcuni “Dottori della Chiesa”, rappresentati da Lello Scorzelli, che raccontano l’ortodossia di scrittori illustri nella scienza di cose sacre, e “Gesù tra i bambini”, una scultura in argento dorato di Pericle Fazzini. Inoltre un da “Michelangelo” di Tano Festa, una “Cattedrale” di Franco Gentilini, un “Pescatore” di Giuseppe Migneco e la ritmica di linee e archi tracciati per uno scopo anche mistico da Walter Valentini, cui fanno da corona, quasi in una collocazione spazio tempo, due “Natività” di Salvatore Fiume, sculture in bronzo e in marmo di Carrara dipinto.

Infine, la narrazione del sacro che continua nei linguaggi del contemporaneo con artisti come Giacomo Bergomi, Emilio Contini, Piero Dalle Ceste, Emilio Greco, Ferdinando Quintavalle, Luciano Cottini con una “Madonna” da Correggio, e l’opera su tela di grande formato “Maternità” di Ugo Farina. Mentre avanzano le suggestioni di un angelo di Augusto Ghelfi che si confronta con una “Deposizione” nel disegno di Enrico Schinetti e con quella a olio su tavola di Giacomo Olini.

grandi mostre

18 novembre > 22 dicembre 2017

 

La via pulchritudinis

 A cura di Andrea Barretta

 

Il senso e l’itinerario della mostra “La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, sta nella ricerca di una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati nel legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.

Il senso e l’itinerario della mostra “La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, sta nella ricerca di una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati nel legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.
“La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, sta nella ricerca di una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati nel legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.
“La via pulchritudinis”, a cura di Andrea Barretta, che ha coinvolto musei, collezionisti e artisti di diverse discipline, sta nella ricerca di una rinnovata via verso la bellezza che va dall’arte sacra del Cinquecento ai maestri dell’arte moderna e fin sulla soglia di un’arte contemporanea nei segni del religioso, in continuità con la ricchezza del passato ma anche nei suoi molteplici significati nel legame inseparabile tra verità e bellezza da recuperare per poter giungere al cuore dell’umanità.