Galleria ab/arte di Brescia: La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini, a cura di Andrea Barretta.

Giovanni Cristini nasce a Iseo, in provincia di Brescia, il 27 ottobre 1970. Il padre, Giuseppe (1946 - 2014), artista di professione, si afferma come pittore di falsi d’autore, dopo aver frequentato l’Accademia di Brera e aver insegnato storia dell’arte. Da qui, come figlio d’arte, la decisione di assegnare alla pittura un ruolo nella sua vita, nel suo studio-laboratorio tra le montagne bresciane della Valle Camonica. E se per oltre vent’anni ha respirato in casa la grande arte attraverso le riproduzioni del padre, questo gli ha anche dato l’occasione d’incontrare a mostre internazionali numerosi personaggi del mondo dello spettacolo e non solo, da Gianni Agnelli a Philippe Leroy, da Dini a Sordi, e da Ginevra a Montecarlo a New York, da Londra a Parigi, o da Amsterdam a Tokio, respirando aria di grandi mostre tra personali e collettive che lo hanno portato a frequentare l’arte percorrendone la storia in una sorta di corso accelerato per immagini.

Giovanni Cristini risiede fino a quattordici anni a Vello, borgo sul lago d’Iseo tra le rocce del monte Vignole, la Corna dei Trentapassi, e il campanile della chiesa di Sant'Eufemia che s’inarca ad abbracciare la montagna, ed è qui che prende avvio l’amore per la natura, l’esaltazione della proporzione che fin da ragazzo gli insegnava la strada. Scrive, infatti, Alessandro Pizzamiglio, manager dell’opera di Cristini, che “a differenza di chi è cresciuto in città questa località possiede alcune peculiarità che inevitabilmente si fondono negli abitanti: l’aspetto lacustre e la potenza delle rocce a picco nel lago”.

Sarà proprio qui che, all’alba dei 26 anni, comincerà ad approfondire con suo padre, ormai affermato, le nozioni e i segreti che legano indissolubilmente padre e figlio. Giovanni ha quindi tutto il tempo di cominciare a sperimentare e capire la propria arte, lo farà per 20 anni, sotto l’occhio affettuoso d’un padre che non lesina indicazioni e consigli pratici, sia sul mondo complicato del mercato dell’arte e sia, soprattutto, sulle tecniche pittoriche.

Abile atleta, in valenze calcistiche che lo vedranno impegnato in carriera sportiva fino alla tarda gioventù, ma purtroppo interrotta per un infortunio, lascerà Bergamo che lo aveva ospitato per qualche anno, tornando nella sua valle a Darfo, dove comincerà la seconda fase della propria vita: diventa imprenditore e forma la sua famiglia con la moglie Loretta e i figli Giorgio e Giulia.

Ora attiva la condizione a priori per ridurre la distanza fra la propensione espressionista - di avvantaggiare il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile - e il realismo che favorisce l’individuo piuttosto che l’estetica, nel legittimare il ruolo salvifico dell’arte. Un momento per rinviare sull’attuale deriva culturale, per entrare nella giusta entità dei valori, riscontrabili, scrive Pizzamiglio, nel suo “profondo legame con la terra natia, da dove trae l’energia e il mistero della sua arte; nella profondità del lago d’Iseo e i panorami mozzafiato in cui è cresciuto”.

Cristini definisce la sua passione per il disegno che sopravanza come segno di base nella sua produzione, e nella percezione di un chiaro riferimento all’arte figurativa. Anzi. Una pittura singolare che qualcuno definirebbe d’altri tempi, che vuole riprodurre dal vero più che affidarsi all’immaginazione, ma riesce a trasformare la realtà in un prospetto della condizione umana e in misure diverse nel descriverla. Così come resta la sua capacità di costruire con facilità il ritratto, tra nudi femminili e ballerine in preparazione a leggiadre danze, soffermandosi sulle forme, in modo da rilevarne e trasmettere la loro austera presenza nella quotidiana ricerca della bellezza. E parte da qui per giungere all’approccio con quei canoni basati sulla consonanza senza però l’assillo della compiutezza in leziose rimembranze, ma ricercando una descrizione della perfezione come nel paradigma della grazia avanzato dal romanticismo.

I consensi non tardano ad arrivare, non soltanto in rapporti interpersonali bensì nelle presenze a esposizioni nel suo studio, in una sorta di galleria privata, in quell’aprirsi per ospitare nel proprio laboratorio che diventa non soltanto il luogo della pratica ma dell’elaborazione d’idee nella corrispondenza con l’arte, ed entra a far parte dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab). Accadimenti che spingono Giovanni Cristini a dedicarsi alla pittura nel desiderio di realizzarsi, come in uno specchio in cui porsi in complementarietà con la natura nel generare impasti materici in cui sedimentare strutturazioni coloristiche, tra densità di volumi e atmosfere rarefatte di una fecondità meditativa. E la sua pittura ora è tema prevalente in termini ideali, nel trasporre il lato viscerale rispetto a quello avvertito, che rende concreto nella sua personale alla “Galleria ab/arte” di Brescia in maggio 2017.

Andrea Barretta

contemporaneo

10 maggio > 24 giugno 2017

 

La mimesi nella pittura

di Giovanni Cristini

 

 A cura di Andrea Barretta

Galleria ab/arte di Brescia: La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini, a cura di Andrea Barretta.Galleria ab/arte di Brescia: La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini, a cura di Andrea Barretta.Galleria ab/arte di Brescia: La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini, a cura di Andrea Barretta.Galleria ab/arte di Brescia: La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini, a cura di Andrea Barretta.

Una monografia d’arte

La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini a cura e di Andrea Barretta (ed. ab/arte, pp. 84, Brescia)

Cristini - scrive il critico d’arte e curatore Andrea Barretta - definisce la sua passione per il disegno che sopravanza come segno di base nella sua produzione, e nella percezione di un chiaro riferimento all’arte figurativa. Anzi. Una pittura singolare che qualcuno definirebbe d’altri tempi, che vuole riprodurre dal vero più che affidarsi all’immaginazione, ma riesce a trasformare la realtà in un prospetto della condizione umana e in misure diverse nel descriverla. E parte da qui per giungere all’approccio con quei canoni basati sulla consonanza senza però l’assillo della compiutezza in leziose rimembranze, ma ricercando una descrizione della perfezione come nel paradigma della grazia avanzato dal romanticismo.

La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini a cura e di Andrea Barretta (ed. ab/arte, pp. 84, Brescia).