Le donne di Guttuso e le altre

 

1 ottobre < 12 novembre 2011  (prorogata al 23 dicembre 2011)             A cura di Andrea Barretta

 

Le donne di Renato Guttuso e le “altre” che esibiscono la loro bellezza tra arte moderna e contemporanea.

Ecco le donne di Enrico Baj, Remo Brindisi, Domenico Cantatore, Salvador Dalì, Salvatore Fiume, Piero Gauli, Franco Gentilini, Sante Monachesi, Ennio Morlotti, Paloma Picasso, Riccardo Scweizer, Ernesto Treccani,

Tono Zancanaro. Poi le donne di Dante Carpigiani, Giovanni Battista De Andreis, Marco Lodola, Gaston Orellana, Isa Pizzoni. E nelle forme scultoree di Tommaso Gismondi, Venini, Antonio Zen, Carlo Mollica, Giosetta Fioroni. L’occasione di indagare il mondo della figurazione, di incontrarne i tratti forti, mediterranei, nelle opere originali di artisti autentici e di Guttuso nel centenario della nascita, uno dei più grandi pittori italiani del ’900.

Casella di testo: Galleria d’arte moderna e contemporanea

La donna si ritrova dopo anni di lotta ad essere strumentalizzata, piegata ai media che la vedono come oggetto e all’arte che la dipinge non più come soggetto di una identità conquistata ma come qualcosa da esibire, da possedere, di simbolo tra sesso e potere. Il corpo femminile nell’arte contemporanea ha ricevuto la spinta verso il basso e conseguenza evidente è stato il cambiamento progressivo di stili, di linguaggi, come terreno non più di indagine verso valori condivisibili ma ricerca di una rappresentazione non più ideale nel mutare rapido della società. Ecco, allora, che “Le donne di Guttuso e le altre” non è la solita mostra sulle donne o di donne, bensì un omaggio alla figura femminile dominante nei lavori di alcuni artisti ben lontani dal sistema delle “quote rosa”. Non solo. La mostra appena conclusa: “Accademia, la restituzione dell’arte attraverso il disegno”, è il collante tra la precedente “Nud’arte” e l’attuale che qui presentiamo, con opere che posseggono una propria bellezza e poliedricità perché in tutte ravvisiamo la medesima maestria di base: il disegno. Che ci si serva della matita, della penna o della sanguigna, dell’acquerello o fino all’incidere una lastra o disegnare una pietra, i contorni hanno sempre e comunque il carattere del progetto e rimangono univoci esempi di solidità dell’arte. Così se di Guttuso si è spesso detto che dipingeva disegnando, come lui quanti gli fanno corona in questa mostra che cerca di individuare il segno-disegno nei corpi e nella corporeità, cifra d’unione del trittico di mostre fin qui proposte nella parte centrale del 2011: un percorso sulla rappresentazione che giunge al termine.

La Galleria ab/arte nel suo cammino espositivo cerca, senza illusioni, un inizio completamente nuovo affiancandosi e affrancandosi dai modelli storici purtroppo svuotati di significato dagli abusi perpetrati dal contemporaneo. E molti - in errore - non discettando più tra poesia e concretezza si perdono nell’analisi di vuoti a perdere, come se ciò che vediamo in molte mostre sia sempre “arte”, solo perché esposta o solo perché recensita. Proviamo, allora, a pensare, anche solo per un momento, che il risultato potrebbe essere la Merda d’artista di Piero Manzoni, qualcosa cioè che assume gli stessi connotati di certa provocazione del contemporaneo e capire una sostanziale differenza: è dagli anni Sessanta (e ancor prima) che la provocazione continua in fotocopia.

“Le donne di Guttuso e le altre”, allora, è l’occasione di incontrare artisti autentici e l’opportunità di indagare il mondo della figurazione, di incontrarne i tratti forti, mediterranei, soprattutto nelle grafiche originali di Renato Guttuso tra cui la splendida “Ragazza sui gradini, un’acquaforte a due colori del 1978, archiviata e catalogata: una delle straordinarie opere oggi di difficile reperibilità a testimonianza della qualità dei lavori grafici, alcuni dei quali riproposti all’attenzione del pubblico e della critica dopo anni di dimenticanza.

Guttuso nasceva il 26 dicembre 1911 e la Galleria ab/arte gli rende omaggio nel centenario della nascita con una mostra che traccia uno dei temi che l’hanno reso tra i personaggi più conosciuti: quello in cui, come nella politica, ha trasfuso la sua passionalità, ovvero l’amore nel senso viscerale dell’eros femminile. La stessa passione che riscontriamo nelle sue nature morte o nelle case della terra natia, la sua Bagheria ritratta spesso in paesaggi fatti di luce nella calura estiva, tra cactus e ficodindia, poi i dipinti dell’impegno sociale che hanno trovato forza nelle lotte contadine. La mostra, dunque, seleziona alcuni dei lavori più significativi del maestro nell’esprimere il suo ideale di donna e le ha messe a confronto con le “altre”, o meglio con diversi modi di intendere l’universo femminile ad opera di altri grandi maestri dell’arte del Novecento.

I capelli al vento delle donne di Guttuso che sembrano chiome di cespugli della sua amata Sicilia, manifestano la voluttà insieme alla carnalità della produzione del maestro: nelle nudità più spregiudicate oppure nel semplice gesto di una donna che sistema una frusciante calza di seta. Nelle donne di Guttuso c’è una sensualità diversa, chiara in “Leda e il cigno”, dove le ali del candido animale ci fanno ancora sentire lo stesso profumo d’ambrosia che stordì la regina di Sparta avvolta da Zeus teneramente con il lungo collo su di lei. In Leda c’è l’immagine della purezza come in quelle di Gentilini, nella raffinatezza alla ricerca dell’innocenza, tra le tipiche cattedrali e le donne distinte da effetti cromatici e ritmici del colore che riabilitano l’aspetto pittorico nella grafica. È un’arte malinconica, quella di Gentilini, e allegra insieme, nella visione metafisica della realtà, come nelle forme geometriche e nei colori sgargianti delle figure di Fiume, surreali quanto basta per esprimerne l’ironia. Qui le donne tornano a distendersi come nella classicità che richiama idealmente a concetti di analisi della conoscenza, di dolcezza della vita: sono le Veneri dalle eteree allusioni, tanto da rimanerne ammirati indugiando nei particolari, scavando nel disegno alla ricerca dell’allegoria di un viaggio interiore che nulla ha a che fare con l’odierno mercificante. Poi il marrone e le sue sfumature nelle donne di Morlotti che nel 1987 ritorna su un tema già elaborato negli anni Cinquanta, quello degli studi per Bagnanti, immagini materiche dove il corpo femminile è definito nella sua nudità, come nella splendida acquaforte e acquatinta in mostra che concede colpi di spatola e contorni marcati quasi in un monocromatismo che si confonde con gli echi e le forme che troviamo nella pittura impressionista, cubista ed espressionista annotata da Cantatore durante il soggiorno a Parigi, con le sue donne in stanze anonime come immagini pudiche di un mondo ancestrale, preludio alla più nota serie delle “Odalische”.

La figura femminile, dunque, costituisce un soggetto privilegiato, un filo conduttore attraverso cui identificare ed analizzare i differenti gradi dell’arte, tra linee e luci a evocare atmosfere esotiche, donne per farsi ammirare o semplicemente donne colte nel momento del riposo oppure, come in Treccani, abbozzate tra consistenza e astrazione che pur conservano un figurativismo colorato dalle espressività della prima metà del Novecento. Il secolo che ha visto la nascita di diversi “gruppi” che coinvolsero artisti entrati nella storia, tesi a conquistarsi un nuovo linguaggio, e tra questi Corrente, riunitosi a Milano intorno alla rivista omonima fondata proprio da Treccani nel 1938 e in cui confluirono anche Guttuso e Morlotti, poi fondatori nel 1946 del “Fronte Nuovo delle Arti”. Ma un legame con Guttuso lo troviamo anche per Baj; un legame letterario con la pubblicazione che li vede coautori nel 1987 del libro di conversazioni “Fantasia e realtà”. Baj, principale esponente dell'avanguardia degli anni Cinquanta, presenta i suoi famosi collage con materiali diversi e le Dame che realizza con l’uso di stoffe, coccarde, bottoni e passamaneria, e la particolare “dama” in mostra rappresenta appieno le sue “femmine ornatissime e onoratissime”, signore dell’aristocrazia e compagne dei Generali, che ostentano una femminilità e un’eleganza che comunque non riescono a nascondere una vuota apparenza, espressione dell’impegno civile dell’artista contro ogni tipo di potere.

Non manca, però, all’interno dei diversi percorsi artistici, tra cui quelli di Brindisi, Gauli, Monachesi, Treccani e Zancanaro, e nelle forme scultoree di Gismondi, Venini, Mollica, il dipanarsi amplificato di un’epoca nell’espressività che irrompe in significati anche simbolici, in cui s’inserisce il tema del nudo, tra corpi e volti pieni di energia, significati di un’arte in cui le donne mantengono la centralità. Un discorso che non vuole - né potrebbe - essere esaustivo, ma che trova diversi riferimenti nella linea espositiva di qualità della galleria, come ad esempio la continuità con le due mostre precedenti già citate ma anche con la mostraDopo Corrente” e con “Novella Parigini e gli artisti della Dolce Vita” in cui alcuni degli artisti oggi proposti pure ne sono stati protagonisti in una linea Milano-Roma se consideriamo che dal 1969 in poi lo stesso Guttuso si stabilì nella capitale in Via Margutta. Una mostra, dunque, che non intende condizionare lo spettatore, ponendolo davanti ad una sola tematica pur così varia per scelte stilistiche, ma che trova un suo equilibrio proprio nello stesso eclettismo, perché alla fine del percorso espositivo si noterà l’apprezzabile sobrietà di opere che sono indiscussi fiori all’occhiello per l’arte e perché non è stato facile reperirne un nucleo significativo sparse come sono tra musei e collezioni private.

 

Andrea Barretta

 

Dante Carpigiani