contemporanea

Dal 23 marzo al 20 aprile 2013

L’arte “differenziata” di Piero Rossoni

Rimane un’arte alla continua ricerca di se stessa, che considera i limiti, e quindi li rispetta

o li infrange, in una riflessione sul proprio fare, che diventa critica, denuncia e persino oltraggio

come nei “rifiuti” di Piero Rossoni che pullulano di ritrovati che il mondo ha usato e scartato; usato e tolto di mezzo; non più necessari, non più ambiti e pur affascinanti, i loro colori

si appesantiscono e fanno di tutto per nascondersi allo sguardo ormai assuefatto dell’utente distratto. Non servono più, sono state scartate, messe da parte perché la loro funzione è venuta meno, e pare che il loro parlarsi ...

 

A cura di Andrea Barretta e presentazione di Beppe Agosti

Allestimento di Riccardo Prevosti

Un concetto basilare dell’arte, che cerca sempre di definire se stessa, è quello della ricerca dei suoi stessi limiti: per rispettarli o infrangerli a seconda del temperamento dell’artista e delle esigenze del tempo in cui l’artista è chiamato a vivere e a dare il suo apporto.

Il XX secolo è stato il grande scenario in cui l’arte ha innescato l’esplosiva ricerca delle sue possibilità, fino a raggiungere il culmine estremo dell’arte concettuale, che, paradossalmente, ha portato all’astrazione il figurativismo, nel tentativo di una denuncia sociale che è fallita con il naufragio delle ideologie ottocentesche (marxismo) che in qualche maniera avallava. Una lezione da trarre da questo immane accumulo di esperienze rimane ancora quella di un’arte alla continua ricerca di se stessa, una ripresa sempre rinnovata di quell’arte per l’arte che non è orgoglio fine a se stesso (che è tuttavia la tentazione di ogni artista), bensì è l’anima più vera di questa attività dell’uomo che si esplica dai primordi.

Detto questo ed entrando subito nel merito dell’esposizione di Piero Rossoni, si deve subito affermare che le preoccupazioni artistiche rivelate da questi pannelli e da questi rotoli, rientrano alla perfezione nell’idea sopraccennata che considera i limiti, e quindi li rispetta o li infrange: nel diritto di una doverosa riflessione sul proprio fare, che diventa nel contempo critica, denuncia e persino oltraggio.

Ora, dal momento che un artista abbandona tavolozza e pennelli (e tutti i loro sviluppi fino al digitale) e utilizza quello che trova nel cestino dei rifiuti domestici, l’ambito estetico diventa immediatamente stretto e incapace di contenere le problematiche che ne scaturiscono.

I vecchi e saggi proverbi ci vengono in aiuto quando non troviamo le parole per esprimere qualcosa di difficile comprensione. In questo caso m’avvalgo del detto: “Mettere il dito nella piaga”. Uno dei compiti dell’artista infatti è proprio quello di “mettere il dito nella piaga”. Rossoni lo fa, lo ha fatto: ha messo il dito nella piaga più grande e fetida del nostro tempo: perché i rifiuti rimandano alla criminale diseguaglianza globale e questa agli innumerevoli focolai di guerra che hanno trasformato il nostro pianeta in una sorta di san Sebastiano trafitto da una miriade di dardi.

In altre parole, il cestino dei rifiuti domestici di Rossoni può essere paragonato al battito d’ali della farfalla che provoca un terremoto agli antipodi. L’inerme contenuto che desta solo indifferenza, e di tanto in tanto il fastidio di doverlo gettare in un altro contenitore (anzi, in altri contenitori, nell’era della raccolta differenziata!), viene identificato da un altro tipo di sguardo, viene in qualche modo riconosciuto; costringe forse l’attenzione (sempre rivolta all’infinito) dell’artista ad altre e folgoranti considerazioni.

Il contenuto di questo cestino allora si “salverà” dall’estinzione ...

Il gesto artistico di Rossoni è perlomeno un gesto di misericordia, e la sua arte può essere definita misericordiosa. E’ una definizione dell’arte che mi sembra pertinente e originale. Dopo secoli, anzi millenni di arte sacra, scaduta nel tempo ad arte ingenuamente devota, frutto di deprimente e imperdonabile buonafede”, l’arte misericordiosa di Rossoni apre a nuove possibilità, liberando al contempo dalla penosa necessità di un figurativismo ormai esausto e spremuto all’eccesso. E la necessità della misericordia è sotto gli occhi di tutti. E partendo dal cestino di casa si può risalire al cielo con le ali di un novello Icaro ricavate dai frammenti di “prontopizza” tenuti insieme dai tovaglioli di carta e dalla mozzarella delle “margherite”.

Dall’alto del nostro volto incerto vedremo gli scenari di un mondo ancora molto bello e tuttavia addolorato, come sono belli e addolorati i tanti san Sebastiani che abbelliscono le nostre chiese e i nostri musei; e noi ammiriamo la bellezza di questi giovani morenti, ma ci dimentichiamo il loro stato ed il perché qualcuno li ha ridotti così.

Si auspica dunque l’apertura di una nuova era, l’inizio di un nuovo percorso dell’arte all’insegna della misericordia e libera da qualsiasi vincolo che non sia quello di una riflessione volta all’amore per i “cestini”, i rifiuti, gli ultimi.

 

28 febbraio 2013                                                                                                        Beppe Agosti

 

 

Carte ...

Usate, sudate, abbandonate, rifiutate, colorate, sbiadite, scolorite, unte, pulite, sporche, vissute, amate, apprezzate, volute, trovate, desiderate, abbandonate, ricevute, dovute, strappate, tagliate, stropicciate, ingombranti, inutili, funzionali, private, pubbliche ...

Non servono più, sono state scartate, messe da parte perché la loro funzione è venuta meno; lo sguardo avvolgente le costringe a rivivere un’altra dimensione, spinte verso un sogno più grande del precedente; diventano le protagoniste come gocce di colore o campiture ampie e invadenti. Si sentono associate e assieme si protendono dal burrone che le rivolge verso il più grande precipizio che mai si sia prospettato.

Esse assieme si rendono tappeto di un’armonica associazione che, da pallida visione, si identificano in soave poesia inodore e palesemente si appropriano della luce radente per far risaltare lievemente certe increspature che tendono a definirne i contorni che per forza di cose si sono identificati nella loro straziante avventura che finisce “incollate alla tela per mostrare di loro la pura essenza di forma e di colore”.

Con il fiato sospeso, le carte si coprono con veli o velature date dalle carte più trasparenti che a loro sommate ne impediscono la visione e la somma di materia si arricchisce di sostanza che nella piatta apparenza s’inspessisce e diventa più articolata e manifesta.

Pare che il loro parlarsi, nei confini della tela o della tavola o del solo cartone o carta che le regge, si ostenti per invitare a recriminare il loro desiderio di esistere e di dare foga alla loro vera materia e significato di essa. Pensate o dedotte, volute o trovate, si combinano in armonici dialoghi che pullulano di fantastici ritrovati che il mondo ha usato e scartato; usato e tolto di mezzo; non più necessari, non più ambiti; pur belli e affascinanti, i loro colori si appesantiscono e fanno di tutto per nascondersi allo sguardo ormai assuefatto dell’utente distratto.

Se dirigi l’orchestra dell’andamento cartaceo, la colla ripiega il pezzo che indecorosamente non vuole sottomettersi. E’ rettangolare o quadrata la forma che le contiene; è visibile, è limitata e ci costringe nel suo perimetro finché il degno senso del visibile potrà irrompere nel profondo dell’intimo del pensiero che avvolge il gesto creativo di una volontà non nostra ma dell’infinito.

 

Bergamo, 28 febbraio 2013                                                                                                  Piero Rossoni

Piero Rossoni nasce a Bergamo

nel 1956. Consegue la maturità d’arte

a Parma e nel 1984 si diploma in Pittura all’Accademia di Brera, allievo di Domenico Purificato, Raffaele De Grada e Saverio Terruso.

Insegna Discipline pittoriche al Liceo Artistico Statale di Bergamo dove vive e lavora. Espone dal 1980.

Piero Rossini alla Galleria ab/arte di Brescia.Piero Rossini alla Galleria ab/arte di Brescia.Piero Rossini alla Galleria ab/arte di Brescia.Piero Rossini alla Galleria ab/arte di Brescia.